Scuola dell'Infanzia, Primaria e Secondaria di 1° Grado ad indirizzo Musicale

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Stamattina, 24 maggio, l’I.C. Deledda-S.G. Bosco ha ospitato la reliquia del giudice Beato Rosario Livatino.

Don Gero Manganello dell’Arcidiocesi di Agrigento ha attraversato il cortile del plesso Bosco con la reliquia in mano, in mezzo ad una folla festante di genitori e alunni, che hanno accolto la teca cantando “Supereroi”, un brano che è diventato un inno contro tutti quei supereroi che hanno combattuto contro la mafia. Un filo della memoria lungo un intero anno scolastico, durante il quale gli alunni hanno preso parte al progetto Legalità. Il 22 aprile scorso, alla presenza del dott. Alfredo Mantovano, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata svelata la targa di intitolazione dell’Aula Magna al Beato Rosario Livatino. Nei giorni 12 e 13 maggio la scuola ha curato l’esposizione della Quarto Savona Quindici, l’auto della scorta di Giovanni Falcone, la Fiat Croma colpita in pieno dalla deflagrazione di circa 500 chili di tritolo a Capaci, nell’attentato in cui rimasero uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Oggi il Sindaco di Ginosa, dott. Vito Parisi, ha ricordato questo percorso sul tema della legalità compiuto dall’I.C. Deledda-S.G. Bosco, dichiarando che si è concluso nel modo migliore, ma anche se è giunto al termine, non è terminato per i ragazzi, che da domani hanno il compito di attuare nel quotidiano l’esempio di coloro che hanno sacrificato la propria vita per la lotta alla mafia. Ha poi preso la parola don Giuseppe Bernalda che, facendosi portavoce di Sua Eccellenza Mons. Sabino Iannuzzi, vescovo di Castellaneta, ha salutato e ha fatto giungere la sua benedizione alla scuola, a tutti colori che hanno reso possibile la manifestazione e all’intera cittadinanza. È infine intervenuto don Gero Manganello, custode della reliquia, che ha spiegato ai ragazzi che la teca custodisce la camicia che indossava il giudice Rosario Livatino il giorno in cui venne assassinato «Sembra marrone» ha aggiunto don Gero «ma non è marrone, è celeste con delle righe gialle, ma quello che vediamo marrone è sangue mischiato alla terra, perché quando il giudice è stato ucciso era in aperta campagna, è caduto per terra, e quel sangue si è unito alla terra, il suo sangue è stato versato per la nostra terra, una terra arida, non solo perché manca l’acqua, ma perché il nostro cuore tante volte è arido, come è arido il cuore dei mafiosi criminali». Ha poi raccontato un aneddoto per spiegare agli alunni che il giudice Livatino ha costruito la sua carriera nella magistratura proprio sui banchi di scuola «Livatino andava a scuola e un giorno si ammalò, a causa di un’influenza rimase a casa per una settimana; al suo rientro a scuola lo attendeva un compito in classe, ma avendo perso una settimana di lezioni, era impreparato. Qualcun altro avrebbe rimandato il rientro a scuola di un giorno, ma lui no, lui andò a scuola lo stesso. I suoi compagni di classe, che Rosario aiutava sacrificando spesso la ricreazione, gli suggerirono di copiare, ma lui si rifiutò, per tante ragioni, perché era onesto, rispettava le regole, ma soprattutto perché Rosario, che già sa cosa vuole fare da grande, cioè prendersi cura dell’uomo, è consapevole che se vuole sconfiggere la mafia non deve lasciarsi coinvolgere da essa. Qual è l’arma della mafia? Non sono le pistole, l’arma della mafia è l’ignoranza. ‘Meno cose so io, più cose mi mettono in testa gli altri, che mi possono far fare cose che io non voglio fare’ questo pensava Rosario, per cui Rosario non copiò perché quelle lezioni che aveva perso le voleva recuperare, le voleva studiare. Più noi studiamo a scuola, più ampliamo a scuola il nostro bagaglio culturale, meno possibilità abbiamo di entrare in certi giri dai quali non usciamo». La cerimonia è proseguita con le letture prima dell’alunna Ludovica Rizzi della preghiera di ringraziamento per la testimonianza credibile del Beato Livatino e poi dell’alunna Giada Bitella di una lettera di riflessione degli alunni della primaria sulla figura del giudice Beato. Infine è stata inaugurata l’Aula Magna “Rosario Livatino”. Al taglio del nastro, affidato al sindaco Vito Parisi, è seguita la benedizione della sala e del murales raffigurante il magistrato da parte di Don Gero Manganello. La Dirigente scolastica, Vita Maria Surico, si è detta commossa per questa opportunità di ospitare la reliquia del giudice Beato Rosario Livatino, perché la memoria del suo esempio invita tutti a proseguire nella battaglia a difesa della legalità, rinnovando l’impegno a cui tutti siamo chiamati per contrastare ogni forma di criminalità, con la stessa coerenza e determinazione che hanno contraddistinto il suo agire. Le referenti del progetto, le professoresse Rossella Andreula e Fiorenza Calabrese, hanno dichiarato che «Accogliere la reliquia del magistrato per noi non è soltanto un fatto simbolico o esteriore. È un modo per fare formazione, per insegnare ai giovani i valori della legalità, della giustizia, dell’onestà. Questa è una reliquia di una potenza straordinaria, perché reca il sangue di quest'uomo che, giovane magistrato, ha dato la sua vita per i valori nei quali credeva, per non farsi condizionare da poteri mafiosi. Questa Aula Magna, con questo murales dipinto dagli alunni delle classi terze della secondaria, guidati dalla prof.ssa Sara Di Biase, ci auguriamo che sia un continuo richiamo a quei valori a cui il giudice Beato Rosario Livatino aveva improntato la sua vita, valori di libertà, di correttezza, di responsabilità, di legalità, »

 

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